“È possibile che i portatori di handicap mentale portino il germe della guarigione nella vita sociale odierna. Per questo ci vuole quel tanto di immaginazione da considerarli così indispensabili quanto riteniamo di esserlo noi. Con il loro essere ci rivelano qualcosa che è più percepibile in loro che nelle persone cosiddette normali. Questa cosa è il carattere dell’universalmente umano. Quell’elemento “infantile”, che traspare nei veri artisti, sussiste anche in ciascuno di loro. Ecco, dunque, il germe di cui abbiamo bisogno al giorno di oggi. Visto sotto questo profilo il portatore di handicap mentale non è affatto un essere senza valore. Egli appare un dono per la nostra civilizzazione. Lasciamoli agire. Lasciamoli esprimere per ricevere il loro amore, come loro ricevono il nostro…”

(estratto di una conferenza di Dr. Karl König (1902 – 1966), Fondatore del Movimento Camphill)

Il metodo educativo dell’associazione I Girasoli è fissato nei principi della pedagogia curativa e socioterapia antroposofica. Sono principi espressi nell’opera di Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia; la sua peculiarità è riconoscere l’essere umano quale essere complesso in evoluzione in cui interagiscono corpo, anima e spirito. Nell’ambito dell’antroposofia sono nate la pedagogia Waldorf, l’agricoltura biodinamica, la medicina antroposofica, la Pedagogia curativa e la Socioterapia nelle sue varie forme (compreso il Movimento Camphill fondato da Karl König). La socioterapia antroposofica (riferita all’età adulta), segue in un’ottica di continuità la pedagogia curativa (rivolta ai bambini), sviluppandosi su tre pilastri: vita sociale (sperimentazione del senso di appartenenza e di reciprocità), lavoro (e conseguente senso di utilità personale nei confronti della collettività) e nutrimento dell’anima (svolgimento di attività artistiche, culturali ed espressive). La Pedagogia curativa e la Socioterapia d’orientamento antroposofico sono state inaugurate negli anni 20 del secolo scorso dallo stesso Rudolf Steiner, in collaborazione con medici ed educatori, e si è diffusa in tutto il mondo, dando vita a più di 350 istituzioni, sostenute in molti paesi europei dall’organizzazione statale.  Nel 1924 Rudolf Steiner tenne una serie di conferenze sul tema della pedagogia curativa a un gruppo di persone, già impegnate nell’educazione di bambini con difficoltà e handicap di vario genere, che gli avevano chiesto aiuto. Da quel momento il metodo basato sulle sue indicazioni si sviluppò intensamente, attraverso il contributo di medici, ricercatori, pedagoghi, terapeuti e artisti, dando vita a diverse realizzazioni in tutti e cinque i continenti. Si tratta di una rete di scuole, comunità sociali, piccole unità familiari, centri diurni di assistenza, cliniche e laboratori terapeutici, che assicurano una gamma di servizi: educazione, cure residenziali, assistenza a domicilio, assistenza alle famiglie, lavoro. Alcuni di questi centri sono sede di formazione per educatori e terapeuti, medici, agricoltori biodinamici e per responsabili di laboratori artigianali. L’idea fondamentale di questa pedagogia concepita da Steiner è che lo spirito dell’uomo non può essere soggetto a malattie, ma può essere impedito nel suo sviluppo, durante la sua esistenza terrena, da un corpo fisico insufficiente. Tale insufficienza costituisce non un danno irreparabile per la vita del fanciullo, bensì uno stimolo ad un compito particolare assegnatogli dal destino: un compito che potrà essere svolto soltanto con l’amorevole aiuto di coloro che lo circondano. L’idea di una vita mancata, di una vita senza valore, non viene concepita neanche lontanamente.  La pedagogia curativa e la socioterapia forniscono possibilità di comprensione e di interventi che risultano particolarmente efficaci. Il giovane con handicap, dopo la scuola dell’obbligo, rappresenta spesso un grave problema, perché mette in luce le carenze, i limiti e l’impotenza dell’ambiente educativo. Sono, però, proprio le difficoltà a mettere insieme insegnanti, terapeuti, medici e genitori. Si forma così un cerchio sociale che si fa carico dell’educazione e dello sviluppo di queste individualità. Nasce così l’immagine del ragazzo e delle sue necessità e il medico, gli educatori e i terapeuti possono elaborare una risposta pedagogica e terapeutica, che tenga conto della sua vera individualità, sempre sana riguardo agli scopi della sua esistenza.